"Dia ciascuno secondo che ha deliberato in cuor suo; non di mala voglia, né per forza perché Iddio ama un donatore allegro. E Dio è potente da far abbondare su di voi ogni grazia, affinché, avendo sempre in ogni cosa tutto quel che vi è necessario, abbondiate in ogni opera buona" (II Corinzi 9:7, 8) Non dobbiamo considerare nostro i1 denaro che possediamo, anche in considerazione del fatto che su molte monete puoi scorgere le lettere: GD, per la Grazia di Dio. Pertanto il denaro è sicuramente un dono di Dio. "Da te vengono la ricchezza e la gloria". Davide, dopo aver donato insieme al popolo una ricca offerta a Dio, poteva ragionevolmente affermare che: "Noi t'abbiam dato quello che dalla tua mano abbiam ricevuto". Ma tu dici: "Io guadagno i miei soldi con il sudore della fronte". Sicuramente, ma "dovresti ricordarti del Signore, il tuo Dio; poiché è Lui che ti dà la possibilità di arricchirti". Dio ci permette di mantenere le nostre posizioni, ci libera dalla malattia che può bloccarci, mantiene l'equilibrio della nostra ragione e rinnova le forze che ci occorrono quotidianamente. Non è in virtù di una professione verbale di fede che abbiamo dedicato a Cristo tutto quello che siamo e che abbiamo. Se questa consacrazione è veritiera, di fronte a tutto quello che possediamo, dovremmo dire al nostro Signore: "Che cosa vuoi Tu che io faccia?". È nostro preciso dovere provvedere per i nostri cari (cfr. I 'fini. 5:8). È arie giusto accantonare una certa somma come capitale, per la crescita degli affari da investire nella nostra attività. Quando un uomo utilizza giustamente il proprio capitale, non ricercando nulla di più di un profitto legittimo, e anzi permettendo ai suoi dipendenti di condividere con lui il guadagno aggiuntivo, sta operando bene, più di quanto avrebbe potuto fare distribuendo denaro ad una moltitudine di mendicanti. Dobbiamo essere servi del Signore Gesù. Questo è il termine paragone che Egli ci pone (cfr. Matteo 25:14). Per salvaguardarci dall'amore per il denaro, dovremmo imporci di don una parte stabilita, per la causa di Cristo. Potrebbe sembrare inutile, per chi o tutto a Cristo, usare una simile cautela. Ma il nostro cuore è così debole che a volte riteniamo di offrire una parte del nostro reddito maggiore di quella che siamo grado di dare. È opportuno quindi rivedere la regolarità dei nostri bilanci, entrate e le uscite nei nostri rapporti con Cristo. Non è possibile che qualcuno bilisca per altri la giusta somma, ma qualunque cifra fissiamo dovrebbe essere dedotta percentualmente, in modo rigoroso, dal nostro reddito o dal salario di tenza, senza ricorrere ad artifici o decurtazioni di sorta. Ma, innanzitutto, o, mo noi stessi a Cristo, e tutto il resto sarà sicuramente adeguato.
Data: 29/07/2007 Visite: 2063 | |
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