"Io sono la tua parte e il tuo possesso in mezzo ai f igliuoli d'Israele" (Numeri 18:20) `L'Eterno è la mia parte, dice l'anima mia, `perciò spererò in lui' (Lamentazioni 3:24 - leggere anche il Salmo 16) E'meraviglioso il fatto di poter considerare Dio nostra eredità, stendere la nostra mano sulla Sua natura e affermare che in Lui non c'è nulla che non contribuisca a fortificarci e a rallegrarci. Questo mi fa pensare ai giorni della colonizzazione da parte degli emigranti del Far West, del Canada o dell'Australia. Il colono e la sua famiglia viaggiavano lentamente, con le loro masserizie e le sementi, f i no a quando raggiungevano il lotto di terreno assegnato loro dal Governo. I Inizialmente la famiglia si accampava ai margini del territorio, poi svolgeva ricerche minerarie, e percorreva avanti e indietro quegli acri maturando la consapevolezza di possedere realmente quel terreno, anche se bisognava ancora coltivarlo. Nel primo anno, l'agricoltore e i suoi figli iniziavano a coltivare una piccola parte del territorio, entro i limiti del recinto da loro innalzato. Da esso ricavavano i primi raccolti; l'anno successivo avrebbero poi spostato più avanti il recinto, tino a quando l'intero terreno sarebbe stato coltivato. Così avviene con la natura potente di Dio. All'inizio della nostra conversione Lo conosciamo come l'autore della nostra salvezza, possiamo apprendere soltanto u na piccola parte della lunghezza, della profondità, della larghezza e dell'altezza del Suo amore. Ma con il passare degli anni, in mezzo alle circostanze più difficili, alle tentazioni e alla perdita delle cose terrene, Lo apprezzeremo ancora di più, fino a quando l'enorme portata della nostra eredità, che non può essere pienaniente esplorata né utilizzata, entra impetuosamente nell'orizzonte del nostro modo di pensare. Non meravigliamoci se il salmista prorompe nel ringraziamento (cfr. Salmo 16: 6, 7, 9). L'anima devota si rallegra in Dio per la sua grande eredità. Se Egli è stabilmente presente nella nostra mente e se durante il giorno ci rivolgiamo a Lui con i na turalezza, una pace e una tranquillità profonde ci invaderanno al punto che non potremo più essere influenzati dall'ansietà del presente o del futuro. La morte 1 essa non cambierà nulla, tranne la sorte del nostro corpo, che durante la vita terrene ci ha oscurato la visione delle realtà celesti. Quando, però, saremo con il Signore allora scopriremo la perfetta realtà della nostra eredità incorruttibile, immacolata e immarcescibile (cfr. I Pietro 1:4, 5).
Data: 19/05/2007 Visite: 2639 | |
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