"Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù" (Flippesi 4:6, 7) Sono parole familiari e preziose per ogni figlio di Dio! Impariamo a meditare su di esse. Senza dubbio abbiamo cercato di applicare questa esortazione e abbiamo pregato spesso per essere resi capaci di farlo. Tuttavia, siamo consapevoli che la pace di Dio non regna sempre nel nostro cuore o nei nostri pensieri. Sperimentiamo la pace, magari in modo profondo, ma senza continuità. Qual è la testimonianza che ci viene dal cuore riguardo a questo comando? Esso non richiede soltanto ammirazione, ma una piena e costante ubbidienza. Abbiamo pregato di poter ubbidire, ma siamo venuti meno; ed ora stiamo dicendo praticamente che tutto questo è troppo impegnativo; bello come ideale, ma impraticabile nella vita di tutti i giorni. Allora sorge la domanda: perché abbiamo fallito? Non è forse perché, nonostante chiedessimo a Dio di aiutarci, cercavamo di fare la nostra parte? E "la nostra parte" è senz'altro destinata al fallimento. Soltanto chi lo ha sperimentato può sapere quale sollievo procuri l'aver tolto dallo spirito ogni particella di sollecitudine. Ma non si tratta di un obiettivo troppo elevato. È stato duro venire a Gesù la prima volta in completa disperazione e, gettandosi ai Suoi piedi, trovare in Lui perdono e pace? Non è stato tutto per grazia? Non verremo di nuovo come allora, affinché, come la Sua grazia ci salvò dalle conseguenze dei peccati, così ora ci salvi dalla loro potenza?
Data: 11/04/2007 Visite: 2213 | |
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