L'evangelo eterno di cui Cristo fu protagonista e messaggero, fin dal suo primo diffondersi, ha comunicato all'uomo la verità e la via lungo la quale incamminarsi in vista di quel passaggio glorioso, verso la vita eterna. L'uomo di oggi manifesta una certa avversione quando accade di parlare della sua fine, eppure l'apostolo Giovanni è invitato a scrivere proprio su questo aspetto della nostra esistenza. Non ha paura di parlarne, perché, per coloro che appartengono alla schiera dei santi, questo tema è sempre di grande consolazione. Dichiarare "beata" una persona ancora in vita è un apprezzamento gradito, ma riferendosi ad un morto la cosa può insospettire. Eppure, la Parola di Dio esce fuori dal pensiero corrente, da quel materialismo angusto e privo di futuro, assicurando un glorioso futuro a chi ha fatto della fede in Cristo l'unica ragione della propria vita. Coloro che muoiono nel Signore sono felici e vivono fin d'ora questa condizione di beatitudine. Il mondo falsamente cristiano si preoccupa di far "nascere in Cristo" i fanciulli, che Gesù peraltro dichiara da sempre cittadini del Suo regno, dimenticando di occuparsi del proseguo della vita di costoro, istruendoli a rinunciare all'empietà e a ogni forma di trasgressione, in vista di quel "salto nella luce" che attende ogni vero figliolo di Dio. La voce che Giovanni ode non parla solo di felicità, ma di riposo e di fatica. Non di quel riposo di cui tutti vorremmo godere al caldo di un caminetto con una buona pensione magari a 50 anni, ma di quello che consegue ad una vita spesa nenello sforzo di proclamare a tutti, con ogni mezzo, che Gesù è il Salvatore del mondo. Una vita quindi in linea con l'esempio ricevuto da quel gran numero di testimoni dei quali noi siamo circondati. Forti della fede in Cristo, testimoni delle fatiche delle anime entrate nel riposo del Signore, studiamoci di giungere insieme a loro al meritato traguardo della vita eterna in Cristo Gesù.
Data: 04/12/2005 Visite: 2911 | |
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