I due episodi narrati nella lettura biblica di oggi insegnano a vivere la fede cristiana rifuggendo dalla spettacolarità e dall'ostentazione. In genere quando si legge degli Scribi si pensa sempre a religiosi pieni di sé, che pretendevano di essere approvati per le loro opere, e proprio per questo non hanno nulla a che spartire con i credenti giustificati per grazia. L'epistola di Giacomo, insegna molto chiaramente che anche i credenti possono arenarsi sugli scogli del formalismo e della religiosità. I nostri atteggiamenti possono essere uguali in tutto a quelli descritti e condannati da Gesù in questi versetti. Se ogni giorno non ci preoccupiamo di chiedere al Signore nuove forze e un rinnovato vigore, certamente ci inaridiremo, scadendo in banali, quanto sterili, atteggiamenti, quali l'ostentazione della propria importanza in seno alla comunità o l'esibizione della propria presunta spiritualità. Vivere per farsi notare ed apprezzare dai fratelli, vuol dire non aver capito nulla del cristianesimo. Gesù ci previene anche da un'altra tentazione non meno insidiosa: quella di voler ostentare la propria generosità. Non ci riferiamo solamente a quella economica, ma anche a quella pratica, come la disponibilità verso i bisognosi e l'impegno per sovvenire ad alcune necessità nell'ambito della comunità locale. Non illudiamoci, Dio non si compra. Il Suo metro di giudizio è perfetto. Egli non guarda quanto offriamo in rapporto alle possibilità economiche dei nostri fratelli, ma quanto, e come diamo in rapporto alle nostre possibilità. Quante volte, illudendoci d'essere bravi credenti abbiamo strombazzato la nostra spiritualità. Facciamo attenzione, il Signore ci mette in guardia dalla spettacolarità e dall'ostentazione, richiamandoci alle fede sincera in quanto Lui scandaglia le profondità del cuore e passa al vaglio le reali intenzioni che animano la nostra azione.
Data: 17/09/2005 Visite: 2327 | |
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