È strano, eppure Gesù il servo dell'Eterno, proprio come viene annunciato in questa profezia, non ha gridato e non ha alzato la voce. Il Signore non è stato un arruffapopoli, non ha mai fatto leva sulle emozioni, non ha mai giocato con i sentimenti delle persone, non ha mai cercato l'applauso, l'acclamazione o il consenso delle folle. Egli ha insegnato la giustizia accompagnato da una credibilità che Gli derivava dalla Sua stessa condotta ancor prima che dalla persuasività dei Suoi discorsi. Gesù non aveva bisogno di strillare le Sue verità, non gli servivano artifici retorici o modi accattivanti: la Sua autorevolezza si imponeva in modo spontaneo ed immediato. Sapeva di rivolgersi ad un popolo di sordi: "gli orecchi erano aperti, ma non hai udito nulla" (v. 20) così si esprime il profeta Isaia. Sapeva soprattutto che non sarebbe servito a nulla alzare la voce o innalzare oltre una certa soglia il tono della polemica. Anche se il Suo messaggio pare spesso cadere nel vuoto "Egli non verrà meno e non si abbatterà finché abbia stabilito la giustizia sulla terra" (v. 4). Noi sappiamo che è lo Spirito a convincere i cuori con la Sua voce sottile ma decisa ma dall'altro lato ricordiamo l'esortazione dell'apostolo Paolo ad insistere e a predicare "a tempo e fuor di tempo". Non sarà mai la quantità o la qualità delle nostre parole a portare un'anima ai piedi della croce. Non sarà mai il tono della nostra voce ad impressionare un cuore lontano da Dio eppure il Signore ha scelto noi come strumenti e canali di questo annuncio salvifico. Facciamo fino in fondo la nostra parte, come se ogni cosa dipendesse da noi sapendo bene che tutto, in realtà, dipende dal Signore e dal Suo Santo Spirito.
Data: 09/08/2005 Visite: 2538 | |
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