Questa lettura induce a due ordini di considerazioni. Il testo appartiene ad un genere di letteratura altamente poetico. Potremo chiederci se il poeta è Dio stesso o il profeta di cui si usa. La vena poetica di un profeta può aiutare Dio a farsi comprendere meglio, ma potrebbe anche rendere più oscuro il messaggio. O forse Dio rende poetico il linguaggio dei profeti per toccare le corde più sensibili del cuore umano. È sicuramente l'ispirazione divina a valorizzare il discorso. È lo spirito profetico, ma è anche la parola carica d'amore, di tenerezza, e perfino di giudizio, il suo calore e la forza immaginativa in essa contenuta che rendono il discorso penetrante. Dio è la potenza, gli uomini sono i Suoi strumenti. Questi sono uno diverso dall'altro, come i suoni di un pianoforte, ma Dio, alla pari di un magistrale esecutore, sa quale tasto utilizzare al momento opportuno per raggiungere i Suoi scopi. La seconda riflessione ci spinge a considerare come Dio segua la storia del mondo meticolosamente, secolo dopo secolo, fatto dopo fatto. Anche gli Etiopi di oggi, proprio come quelli di allora, non Gli sono di certo sconosciuti. Noi oggi li vediamo come un popolo di infime possibilità, ma non è così agli occhi di Dio. In Etiopia si sta ancora verificando qualcosa di tragico: siccità, carestia, fame e morte. A questo paese si cerca di dare una nuova conduzione politica, che vorrebbe opporsi ad un regime al potere fino a pochi anni fa. Ma ogni scelta umana è sotto il controllo di Dio. Anche questo paese è compreso fra quelli che Dio ha amato al punto da dare per la loro salvezza il Suo Unigenito figliolo. "L'Etiopia tenderà le mani verso Dio"(1). 1) Salmo 68:37
Data: 21/06/2005 Visite: 2247 | |
|
|