Ci commuove, in questo racconto, il miracolo grandioso della guarigione del lebbroso. Questo prodigio non può essere spiegato come frutto di un'emozione del malato, forse si può guarire con la suggestione, uno che ha un po' di febbre, ma non si possono trasformare in carne sana le membra consunte di un lebbroso. Molti fanno delle distinzioni tra i miracoli. Ma per i veri credenti la liberazione di un indemoniato non è meno miracolosa della risurrezione di un morto. Il Signore, mosso a pietà, stese la Sua mano e toccò il lebbroso. II primo sentimento di Gesù fu di misericordia, e le Sue parole di ammonimento avevano soltanto lo scopo di rendere più efficace l'ordine di non divulgare l'accaduto. Egli non voleva diventare un taumaturgo oggetto della venerazione di una massa fondamentalmente incredula e opportunista, la quale si aspettava da Lui solo la realizzazione dei propri desideri egoistici. Tutto ciò ci induce ad alcune considerazioni: 1. Gesù nel lebbroso, vide la miseria, l'indifferenza, l'abbandono e il completo decadimento di quella creatura, fatta originariamente ad immagine e somiglianza del suo Creatore, ed ora, rosa e consunta dalle conseguenze del peccato. 2. L'impotenza della religiosità legalistica a porre rimedio in quella devastazione lenta e progressiva. 3. Gesù è venuto a ristabilire l'equilibrio. Egli ristora e ricrea, per ricondurre l'uomo al Suo Creatore, elevandola nuovamente al rango di autentico figliolo di Dio.
Data: 20/06/2005 Visite: 2445 | |
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