Nel corso di tutta l'epistola, di fronte ai seri problemi che travagliavano la chiesa di Corinto, l'apostolo Paolo usa incessantemente gli strumenti della persuasione, facendo appello ai cuori ed esortando ad una condotta diversa. Egli cerca di stabilire un dialogo con i propri interlocutori, spesso si sente in dovere d'illustrare le proprie intenzioni assumendo un atteggiamento umile, quasi dimesso. Alle volte, traspare quasi una situazione di disagio nei confronti di quella comunità greca. Paolo sembra in difficoltà, sulla difensiva, timoroso di apparire indelicato ed invadente. Ma da altre espressioni traspare l'intenzione dell'apostolo di appellarsi all'autorità che gli viene da Dio: minaccia di "procedere rigorosamente", senza indulgenza, intenzionato, com'è, a non accettare una situazione spirituale insostenibile. Nella chiesa del Signore c'è sempre chi, è disposto ad accogliere un insegnamento o un'esortazione ma si dimostra insofferente ad un principio di autorità in base al quale, in seno alle assemblee dei santi esiste una struttura gerarchica delle funzioni e dei ministeri. In altre parole, nelle comunità svolgono il loro servizio dei credenti che esercitano un'autorità conferita da Dio, in forza della quale possono riprendere, diffidare e anche punire chi trasgredisce la volontà del Signore. Accettiamo questa autorità, come grazia e motivo di benedizione e non ribelliamoci disconoscendo al fratello la facoltà di esercitare su di noi un'autorità che viene dall'alto.
Data: 10/05/2005 Visite: 2682 | |
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