Non c'è vera gioia per la salvezza ottenuta senza la tristezza per la propria condizione di peccato che si rivela premessa ineludibile ad ogni autentico moto di ravvedimento. Stiamo parlando di una tristezza, di un doloroso velo che ricopre l'anima, ben diverso però da quello stato d'animo in cui si dibattono coloro che non conoscono il Signore. Questi ultimi sperimentano in modo ineluttabile quel "mal di vivere" che si traduce in una pena interiore continua, una visione plumbea della propria esistenza, una malattia dell'anima. La tristezza che induce lo Spirito Santo è invece una condizione dolorosa, ma temporanea che può sfociare in un'esplosione di gioia nel momento in cui, alla consapevolezza della propria condizione di creature perdute si sostituisce la certezza del perdono di Dio. Pentirsi fa male, poiché vuol dire riconoscere il proprio fallimento e spesso una lunga sequenza di errori dalle conseguenze laceranti. Pentirsi non è di per sé sufficiente se a questa fase non fa seguito un reale ravvedimento, vale a dire la decisione di voltare pagina, di incamminarsi lungo la via tracciata dal Signore. Molti, purtroppo, si sono fermati a questo tipo di tristezza senza consentire a Dio di trasformare la loro mestizia e il loro rammarico in piena gioia della salvezza. Ringraziamo il Signore poiché se non fossimo stati rattristati non saremo qui oggi a sperimentare la pace e la letizia che viene dal Salvatore.
Data: 18/04/2005 Visite: 2242 | |
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