Il rapporto dell'apostolo con la chiesa di Corinto era piuttosto conflittuale. Da una parte veniva accusato di ambiguità, ingerenza indebita nei fatti interni della comunità al punto che alcuni alimentavano nei suoi confronti un'atteggiamento di prevenzione e sospetto. Dall'altro lato, Paolo, si era visto costretto a intervenire in modo duro, senza tentennamenti; per quanto appaia desideroso di ribadire in tutti i modi il profondo affetto che nutriva nei confronti di quei cari. Tutta la seconda parte del primo capitolo è spesa per chiarire ai credenti di Corinto le sue reali intenzioni, le motivazioni più intime che guidavano la sua azione onde ristabilire un rapporto di assoluta fiducia con quei fratelli greci. In tutto questo Paolo rivela la sua più autentica spiritualità: non si impermalosisce di fronte alle critiche, non assume un atteggiamento ombroso e risentito ma cerca piuttosto il dialogo con ogni mezzo. In tutte le maniere si sforza di portare chiarezza nei rapporti con i fratelli, si adopera per eliminare ogni ombra e ristabilire una relazione cristallina che non lasci strascichi. Sappiamo fare altrettanto? Sappiamo dimostrare un'analoga maturità prendendo noi l'iniziativa di volere ad ogni costo spazzare via ogni dubbio laddove sentiamo che il rapporto con il fratello si è un po' incrinato? È troppo comodo dire: adesso tocca a lui! lo da qua non mi muovo, voglio vedere la sua buona volontà! Non ha niente a che vedere con il cristianesimo l'atteggiamento di chi afferma: io con quel fratello ho chiuso! È bene che ognuno vada per la propria strada. Impariamo dunque da Paolo a mettere da parte l'orgoglio, ad esercitare il perdono e la tolleranza per "copiare" un po' meglio l'esempio lasciatoci da Gesù.
Data: 27/03/2005 Visite: 2221 | |
|
|