Sono le ultime necessarie e fervide raccomandazioni dell'apostolo, ad una chiesa che gli è particolarmente cara. Paolo è legato ad essa non soltanto perché è frutto del suo ministerio, ma in modo particolare a motivo del progresso spirituale di questi credenti, della loro generosità e disponibilità per l'opera del Signore. Paolo scrive questa epistola dalla sua prigionia, a Roma, in un momento veramente critico e deprimente, eppure dalle sue parole non traspare il minimo segno di avvilimento, di tristezza o di autocommiserazione. Nel rinnovare le sue raccomandazioni, anziché vestire i panni dello sconfitto, ha la sembianza di un grande vincitore, malgrado le catene ed ogni circostanza avversa sopportata per la causa di Cristo. Nessuno meglio di lui, avrebbe potuto incoraggiare quei credenti ad andare avanti mantenendo fermo il loro zelo e la loro costanza, con una simile espressione: "...state in questa maniera fermi nel Signore" (v. 1). Era noto a tutti il modo nel quale Paolo, quando venne rinchiuso nella prigione di Filippi quindi in quella di Roma e in molte altre difficili circostanze, seppe trovare "nel Signore" la forza necessaria per superare questi momenti. Egli rimane dunque anche per noi un validissimo sprone a rimanere saldi fino alla fine e trionfare così in questo modo, su ogni circostanza avversa. Nel Signore, abbiamo non solo la possibilità di rimanere saldi ma anche di gioire in continuazione (v. 4), anche quando non c'è alcuna plausibile ragione che possa spingerci a farlo, a causa di qualche situazione che cerca di opprimerci, quando tutto intorno a noi vorrebbe abbatterci e privarci della nostra gioia. "Nel Signore", è soltanto in Lui, possiamo realizzare ogni giorno una vita cristiana felice vittoriosa. Dio ci aiuti a non lasciarci mai intimorire né scoraggiare, ma, imitando i santi e fedeli servitori di Dio che ci hanno preceduto, servire valorosamente il Signore fino alla fine.
Data: 19/03/2005 Visite: 2418 | |
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