Paolo, nell'annunciare ai credenti di Corinto una futura visita di Timoteo, accredita presso di loro il suo giovane collaboratore testimoniando della sua operosità. La storia della Chiesa è contrassegnata da grandi uomini di Dio, dalle loro imprese eroiche, dal loro esempio di fedeltà e consacrazione al servizio di Cristo. Essi sono come quegli astri luminosi che brillano nella notte, la cui luce di Cristo traspare anche quando le tenebre dell'ignoranza e del peccato avvolgono il mondo. Uno di questi servitori di Dio è proprio Timoteo, fedele compagno di Paolo nella diffusione dell'Evangelo. Dagli scritti neotestamentari che lo riguardano, apprendiamo che egli aveva tutti i requisiti per essere un valente operaio nell'opera del Signore. Egli ha avuto, dalla nonna Loide e dalla madre Eunice, dei sani insegnamenti di cristianesimo vissuto, che avrebbero influenzato positivamente tutta la sua vita. Per mezzo di Paolo egli approfondì la conoscenza delle Sacre Scritture e fece molte altre esperienze utili in vista del suo ministerio pastorale. Lo zelo dell'apostolo per la causa di Cristo ed il Suo amore per le anime perdute avranno certamente esercitato su Timoteo una notevole influenza, furono uno sprone ad impegnarsi nel lavoro per il Signore senza alcuna riserva. Per il giovane ministro equivaleva a rinunciare a molti privilegi materiali, accettando di affrontare difficoltà e pericoli di ogni genere. Egli era consapevole di tutto ciò, ma avrà certamente fatta sua la bella affermazione: "Per me vivere è Cristo, morire è guadagno". Il servitore del Signore non si adopera per ottenere il consenso degli uomini e tanto meno in vista di un tornaconto personale, ma unicamente in virtù della chiamata divina e per amore delle anime perdute.
Data: 01/03/2005 Visite: 2190 | |
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