La Shunamita ci mostra come l'ubbidienza conduca alla fede e il modo in cui, in virtù della fede, si possa ubbidire. Ella abbandona il paese senza aver visto la carestia (v.1), credette senza indugio alla parola del profeta Eliseo (v.2), dimostrando chiaramente, con questo atto di ubbidienza, l'intenzione di sottomettersi alla volontà di Dio. Questa donna se ne va' dalla sua terra seguendo il consiglio di Eliseo; non lascia il paese come fece Naomi con la sua famiglia. Questa Shunamita, proprio grazie alle sue esperienze spirituali, sapeva perfettamente a chi rivolgersi, il servo di Dio era infatti il suo unico punto di riferimento. Noi oggi abbiamo come nostro riferimento il Figliuolo di Dio: il Servo ubbidiente così come ci viene presentato da Isaia e da Paolo ai Filippesi (1). Alla fine dei sette anni la Shunamita ritorna, trovando, probabilmente, la sua casa occupata e le sue proprietà confiscate; cosa fare a questo punto? La donna si rivolge al re il quale, conoscendo già la sua storia, fa in modo che le venga restituita ogni cosa. Alla luce di questa vicenda, si può certamente affermare che la fede e l'ubbidienza sono state premiate. Questa donna insegna, ai credenti di tutti i tempi come soltanto esercitando la fede e manifestando l'ubbidienza, si possa conseguire il PREMIO finale. Se ella venne premiata da un re; noi saremo premiati e ricompensati direttamente dal Re dei re (2) 1) cfr. Isaia 53:11; Filippesi 2:7,8 2) cfr. Apocalisse 22:12
Data: 08/02/2005 Visite: 2718 | |
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