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Le grandi biografie

Lottie Moon (1840-1912) Missionaria per la Cina


di Grido di Battaglia
Trascritto da eVangelo

Missionaria per la Cina. Mille vite per la Cina.

Pochi missionari hanno avuto un impatto come quello della vivacissima piccola Sig.na Lottie. Così era conosciuta Charlotte Diggs Moon. Era una bellezza del Sud, alta circa 140 cm, di ceto aristocratico.

Certo sarebbe stato difficile immaginare una meno promettente candidata alla vita missionaria. Quando Lottie diede le dimissioni dal suo impiego come insegnante presso la Female Higt School di Caldwell, Georgia, per assumere l'incarico missionario nelle zone più «calde» della Cina, molti suoi amici pensarono che la sua vita sarebbe stata sprecata, un alabastro sprecato.

Ma Lottie, ormai vicina alla fine della sua vita, disse: «Se avessi avuto mille vite le avrei date tutte per le donne in Cina». «Lottie nacque il 12 Dicembre 1840 a Viewmont nella Contea di Albemarle, quarta di sette figli di Edward Harris Moon e Anna Maria Barclay Moon. Da bambina godeva di tutti i vantaggi della nobiltà di campagna della Virginia dell'anteguerra. Lo stile di vita della famiglia Moon era reso possibile dai profitti della loro grande piantagione con 52 schiavi e da un giro di affari commerciali molto fiorente. Tutori di francese, di letteratura inglese e di musica provvedevano all'istruzione dei bambini. Il primo scossone alla tranquillità della famiglia venne quando il padre di Lottie contrasse una grave malattia dalla quale si riprese solo per morire in un incidente sulla strada per New Orleans tre mesi più tardi. A quel tempo Lottie aveva tredici anni.

L'anno seguente vide Lottie in un collegio, il Female Seminary di Botetourt Springs. Malgrado lo zio di Lottie fosse un medico missionario in Israele per la sua relativamente nuova denominazione Discepoli e i suoi genitori fossero battisti molto radicati, lei era molto scettica.

Apparentemente i giovani Moon erano una razza a parte, raramente andavano in chiesa. La frequenza con la quale Lottie andava in chiesa cambiò molto durante i due anni spesi all'Hollins Institute (il nuovo nome dell'istituto), ma non cambiò la sua attitudine verso la religione. La frequenza alla cappella di Enon Baptist Church era una tappa obbligata; si trovava di fronte all'istituto Hollins e rappresentava l'attività domenicale per le centinaia di ragazze che andavano a scuola. Ma Lottie resisteva con testardaggine a questa influenza religiosa. I due anni spesi presso l'Hollins la videro eccellere negli studi classici, ma non era altrettanto brava in matematica e scienze.

Un chiaro cambiamento

Il 22 dicembre 1858, Lottie confessò la sua fede in Cristo come suo personale Salvatore. Raccontò che durante una riunione di risveglio condotta dal Dr. John W. Broadus nella chiesa battista di Charlottesville, si recò nella sua stanza per dormire, ma visto l'abbaiare insistente di un cane non riuscì a farlo. Così fu proprio durante una notte insonne che decise di esaminare il Cristianesimo con onestà ed il risultato fu la sua conversione. Lei, come tanti altri, andò ad una riunione per beffare ma si ritrovò invece a pregare. Il cambiamento nella giovane dotata, ma frivola, fu trasparente.

Le sue amiche scrissero del cambiamento che Dio compì nella sua vita. In quel tempo Lottie era una studente al secondo anno dei suoi studi nell'appena nato Alberarle Female Institute, che era stato fondato da alcuni ministri visionari battisti e da laici per l'educazione di donne qualificate.

L'Istituto era stato designato ad essere l'equivalente accademico dell'Università della Virginia che ammetteva soltanto uomini. Qui divenne nota sia per i risultati accademici raggiunti, sia per il suo impegno nel dare fastidio al diavolo. L'influenza che dava era grande e presto divenne il soggetto di ferventi preghiere fatte da amici cristiani sensibili, da compagni di studi. Poco dopo il suo battesimo Lottie assunse la leadership degli studenti cristiani dell'Istituto. Quattro anni dopo il suo ingresso ad Alberarle, Charlotte Diggs Moon fu insignita della laurea in Arti. Durante quel tempo Lottie era diventata un'eccellente linguista. In aggiunta al francese, latino, italiano e spagnolo aveva raggiunto ottimi risultati in greco ed ebraico. Forse il suo interesse per le lingue della Bibbia erano state stimolate dagli insegnamenti brillanti di un giovane professore chiamato Crawford H. Toy, che insegnò queste lingue a Lottie. La sorella di Toy era la migliore amica di Lottie. L'interesse per il servizio missionario doveva essere stato incoraggiato anche dal professore, che stava cercando di partire missionario per il Giappone.

Una chiara chiamata

Comunque la chiamata vera e propria di Lottie per la missione in terra straniera venne solo circa dieci anni dopo. Durante il suo secondo anno di insegnamento a Cartersville, Georgia, dove un suo cugino aveva guidato un gruppo di uomini d'affari a sponsorizzare una nuova scuola conosciuta con il nome di Cartersville Female High School, Lottie sentì la sua chiamata «chiara come una campana». Lottie aveva discusso della possibilità di servire in missione con sua sorella Edmonia già all'inizio del 1870. Infatti lei ed Edmonia facevano già da tempo numerose donazioni all'opera missionaria per la Cina e per l'Italia. Finalmente il sogno di Edmonia di diventare missionaria in Cina si avverò quando il Comitato per l'opera missionaria della Convenzione dei Battisti del Sud le diede l'opportunità di partire per il Nord della Cina nel 1872. Veramente, anche se era instabile emozionalmente e poco indicata per l'opera missionaria, la sua fatica non rimase infruttuosa.

Donne devote di cinque chiese di Richmond, Virginia, trovarono come sostenerla organizzando il «Gruppo delle offerte». Attraverso i suoi resoconti si seppe che c'era molto da fare per il Signore in Cina e che solo le donne potevano fare qualcosa, perché la società cinese era molto appartata. Questa informazione toccò le corde più profonde del cuore di Lottie, perché da tempo stava cercando di capire dove il Signore potesse fare un uso più efficace della sua vita.

Una volta fatta la decisione non c'era più via di ritorno. Il 7 luglio del 1873 Charlotte D. Moon fu mandata come missionaria in Cina, e alle donne battiste della Georgia fu chiesto di provvedere al suo sostegno. Il 7 ottobre, dopo un viaggio sul mare in tempesta durante il quale persino il personale di bordo era ormai disperato per la propria vita, arrivò finalmente a Shanghai, dove incontrò missionari veterani come Mattew Tyson Yates, e i coniugi Tarleton Perry Crawford e Martha Elizabeth Foster Crawford. Tre settimane più tardi, dopo un altro viaggio in mare con un tifone, si sistemò a Tengchow (ora Qingdao) che sarebbe stata la sua casa per i successivi 39 anni. Qui la stava aspettando Edmonia che subito la mise al corrente sia dei privilegi che dei problemi del campo della missione. Tengchow era il porto principale della Provincia di Shantung (ora Shandong), ed era conosciuta come la parte del mondo con maggiore densità di popolazione. Il cristianesimo era riuscito a prendere piede nella città vecchia, particolarmente in mezzo ai poveri.

Demoni stranieri

Anche se il governo della Cina era legato da un trattato all'obbligo di proteggere gli Americani, tuttavia il Consolato a Chefoo non poteva proteggerli dal ridicolo e dalle beffe di coloro che li consideravano e li chiamavano «i demoni stranieri». I sei missionari battisti, inclusa la nuova arrivata Lottie, ed alcuni altri missionari della Missione Presbiteriana del Nord, costituivano una minoranza in una città di circa 80.000 persone. Lottie imparò con diletto che Presbiteriani e Battisti lavoravano insieme per l'obiettivo quasi impossibile di veder stabilita una testimonianza per Cristo nel mezzo di così tante barriere di odio e pregiudizio. Edmonia mostrò notevoli capacità nel maneggiare la difficile lingua Cinese. Malgrado ciò, le condizioni ancora primitive della Provincia di Shantung, il costante appellativo di «donna diavolo» che sempre la accompagnava per le strade, associato con la curiosità dei bambini, la denigrazione delle donne, la mancanza di riguardo verso la vita umana, era troppo per lei. Il suo sogno di diventare una missionaria per la Cina si trasformò in un incubo senza fine. Lo shock culturale, accoppiato con una salute molto precaria, convinse la Missione a chiedere a Lottie di riportare a casa sua sorella. Edmonia non ritornò mai più in Cina, ma Lottie sì. Il suo nome divenne presto molto familiare, sinonimo di missioni, per più di un secolo.

Sfamando i poveri

Dopo il ritorno in Cina, Lottie cominciò a sviluppare una sua strategia missionaria. Quella che più la attirava era secondo un approccio di tipo educazionale, il più comunemente accettato in quel periodo. Aprì una scuola a Tengchow. La Bibbia e il catechismo che la sua amica missionaria Martha E. Crawford aveva sviluppato per la sua scuola erano il cuore di tutto il programma. Alcuni dei suoi studenti cominciarono presto a citare a memoria l'intero Vangelo di Marco o Matteo. Questa era una piccola vittoria. Aveva meno successo nel convincere i genitori a non fasciare i piedi delle loro figlie, ma lei insisteva e riuscì a riportare buoni risultati anche in questo. La carestia, comunque, che ricorreva con una frequenza devastante, era una continua frustrazione per tutti i suoi sforzi.

Scrisse della terribile piaga del popolo cinese affamato sia al Comitato delle Missioni sia al Religious Herald, pubblicato a Richmond. Molti soldi cominciarono ad arrivare ma non erano mai abbastanza. Sfamava gli affamati che sostavano alla sua porta, spesso a proprie spese, fino a che i fondi erano esauriti. Per anni prese cura in ogni senso di almeno 15 donne che ospitava nella sua casa. Anche se Lottie aveva il desiderio di raggiungere anche i ceti sociali più elevati per vincerli a Cristo, pur non abbandonando il suo sogno, ella amava tutti i Cinesi, comprese le masse ignoranti e povere. Molte famiglie non avevano la possibilità di mandare a scuola i figli, e Lottie non riuscì mai a raggiungere queste masse attraverso l'educazione. Questa fu una delle ragioni per cui il suo lavoro come educatrice fece un passo indietro per lasciare spazio ad un ministero di evangelizzazione «uno ad uno».

Predicando nel paese

Giorno dopo giorno, Lottie andava con la missionaria veterana Sallie Holmes, o con una delle altre missionarie battiste o presbiteriane, ad innumerevoli villaggi. Mentre una missionaria testimoniava alle donne, usando la Bibbia, inni, e il catechismo, l'altra istruiva i bambini, maschi e femmine. Anche se i vari tabù cinesi impedivano alle donne di rivolgersi agli uomini, gli uomini riuscivano a trovare un metodo per ascoltare... non a portata di vista ma a portata d'ascolto.

Le giornate erano molto lunghe e c'era poca privacy, ma i Cinesi così affamati e curiosi rendevano gli sforzi piacevoli malgrado tutte le sofferenze. Tempo dopo Lottie scrisse: «Non mi ero mai avvicinata tanto al popolo come durante quelle visite. Non avevo mai avuto tante opportunità per approntare sulle loro coscienze il dovere che avevano verso Dio e la richiesta da parte del Salvatore di avere il loro amore e la loro devozione. Sento sempre di più che questa opera è da Dio».

Nel mezzo della guerra tra Cina e Giappone del 1895, Lottie, insieme con un giovane missionario, fece alcune escursioni evangelistiche in 118 villaggi nel periodo di tre mesi. Non c'era così da sorprendersi che a Tengchow corresse la voce sempre più forte che «la Sig.na Lottie era fuori, a predicare in tutto il paese».

Ancora prima che la guerra tra Cina e Giappone scoppiasse, il «paese» di Lottie si era molto ampliato. Anche se non si era mai allontanata per più di 50 miglia da Tengchow, divenne sempre più determinata nel raggiungere e lavorare a P'ingtu (ora Pingdu) a circa 120 miglia da Tengchow. A P'ingtu la sua strategia cambiò. Invece di andare nelle strade con il messaggio della salvezza, decise prima di diventare loro amica e vicina lavorando per costruire rapporti di buon vicinato. Prima vinse i bambini locali cucinando biscotti seguendo una ricetta della Virginia. Con l'aiuto di due convertiti di P'ingtu cominciò a farsi molti amici, amici nelle cui case divenne presto un ospite ben accettato.

Prima amici... poi convertiti

L'insopportabile freddo dell'inverno la costrinse ad indossare il pesante abbigliamento indossato dalle donne cinesi. Fu meravigliata nello scoprire come il fatto di vestirsi alla cinese faceva la differenza. Ormai non le chiedevano più se fosse un uomo o una donna, e presto cominciarono a chiamarla «donna diavolo». La sua nuova strategia consisteva nel lavoro, spiegò ad una delle sue colleghe, di «dimostrare una vita cristiana con uno stile cinese», che significava: «Dobbiamo andare in mezzo a loro e vivere tra loro, manifestando l'amorevole e gentile Spirito del nostro Signore... Dobbiamo diventare loro amici prima di poter sperare di convertirli». Con l'aiuto di una coppia cristiana di nome Chao, Lottie divenne quasi una celebrità. Dato che era l'unica straniera a vivere a P'ingtu City, la curiosità fece presto spazio all'amicizia, l'amicizia portò ad una presa di coscienza del suo ministero itinerante, che raggiungeva ora innumerevoli villaggi nei dintorni di P'ingtu. Un certo Sig. Dan Ho-bang di Sha-ling, un piccolo villaggio a circa 10 miglia dalla città di P'ingtu, sentì parlare della donna che predicava Gesù e che viveva nella parte ad ovest della città. Egli mandò tre uomini per portarla a Sha-ling, dove ella trovò un devoto gruppo vegetariano conosciuto come la Setta Venerabile del Cielo, che cercava ferventemente Dio. Lottie inviò la Sig.na Martha Crawford ed insieme fecero una buona raccolta di anime per Cristo.

Un uomo anziano, che aveva sentito dire che la Sig.na Moon insegnava a Sha-ling, desiderava ardentemente sapere di più su Colui che perdonava i peccati e cambiava le vite. Lottie gli diede un Nuovo Testamento, che egli domandò a suo cugino Li Show-ting (un brillante studioso di Confucio) di leggergli. Al principio, Li beffava, ma mentre leggeva e discuteva con la Sig.na Moon sulla nuova religione, la sua attitudine cominciò a cambiare. Sotto la sua guida attenta e a quella di due missionarie alle quali ella aveva chiesto di venire a P'ingtu proprio per quello scopo, egli si convertì. Nel 1890, fu battezzato e poi fu «ordinato» ministro. Diventò uno dei più grandi evangelisti del Nord della Cina, battezzando più di 10.000 convertiti.

Assieme alla grande crescita del Vangelo, a P'ingtu si fece strada anche la persecuzione. La Sig.na Moon rifiutò la protezione del Consolato Americano di Chefoo ed incoraggiava i convertiti a rimanere fedeli. Al culmine della persecuzione si mise in mezzo tra i persecutori e i cristiani, dichiarando che avrebbero dovuto uccidere lei prima di poter raggiungere gli altri cristiani.

Il suo coraggio e la sua fede mostravano fin dove arrivava l'affetto che provava per i cristiani di P'ingtu, ed essi rimasero fedeli. Di conseguenza la chiesa di P'ingtu divenne la più forte della Missione Battista della Cina del Nord.

Come ci amava!

Malgrado Lottie fosse ritornata a Tengchow e avesse ristabilito la sua scuola, continuò a rimanere in contatto con i cristiani di P'ingtu. Ella aveva riservato nel suo cuore un posto speciale per loro, ed essi un posto speciale per lei. Quando, in una data occasione, non ritornò nel tempo previsto, due uomini di Sha-ling camminarono per 120 miglia per riuscire a vederla. Dopo la sua morte, la chiesa di P'ingtu scrisse: «Come ci amava!». Infatti le sofferenze che Lottie dovette sopportare ed il grande amore che provava per i credenti di P'ingtu la portarono ad ammalarsi e poi a morire. La ribellione di Boxer era stata parzialmente placata quando la più terribile carestia dell'ultimo periodo aveva colpito la provincia di Shantung. La fame devastava il paese. Lottie sfamava migliaia di persone nella sua casa, ma quando sentì dire che la carestia aveva raggiunto P'ingtu rifiutò persino di cibare sé stessa.

La situazione finanziaria del Comitato per la Missione all'Estero impediva a questo di poterla aiutare. La situazione sembrava senza speranza. La Missione si rese conto che le risorse fisiche e finanziarie di Lottie Moon erano ormai esaurite. I suoi amici e compagni missionari credevano che la sua unica speranza fosse quella di ritornare negli Stati Uniti. Lottie Moon cominciò il suo lungo viaggio verso casa soltanto per poi morire la sera della vigilia di Natale, nel 1912, a bordo di una nave nella baia di Kobe nel Giappone. L'infermiera che si prendeva cura di lei la vide alzare il suo fragile corpo e muovere le sue mani in un cenno di saluto di stile Cinese, e poi abbassare il suo capo per l'ultima volta. Aveva dato tutta sé stessa. Spesso aveva scritto: «Sono immortale fino a che avrò terminato il mio lavoro», e durante il primo, freddo, solitario inverno a P'ingtu: «Spero che nessun missionario sia mai solo quanto lo sono stata io». Ora il suo lavoro era finito, e che lavoro eccezionale era stato! Ed ora non sarebbe mai più stata sola!


Data: 17/01/2003
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